L’esposizione professionale alle emissioni dei motori diesel rappresenta uno dei principali fattori di rischio per la salute dei lavoratori impiegati in numerosi settori industriali, logistici, estrattivi e delle costruzioni. Negli ultimi anni, le istituzioni europee hanno rafforzato il quadro normativo volto alla tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro attraverso l’adozione di specifiche disposizioni dedicate agli agenti cancerogeni e mutageni. In questo contesto si inserisce la Direttiva (UE) 2019/130, che ha introdotto importanti aggiornamenti alla normativa europea in materia di esposizione professionale ad agenti pericolosi, includendo espressamente le emissioni di gas di scarico dei motori diesel tra gli agenti cancerogeni da monitorare e controllare e rappresentano oggi il principale riferimento normativo europeo in materia di limiti emissioni diesel UE.
L’introduzione di specifici limiti di esposizione professionale impone alle aziende l’adozione di procedure di valutazione e monitoraggio sempre più accurate, finalizzate a garantire la conformità normativa e la protezione dei lavoratori. I settori maggiormente interessati comprendono attività industriali, logistiche, portuali, minerarie, cantieristiche e tutte quelle realtà in cui vengono impiegati veicoli e macchinari alimentati da motori diesel in ambienti chiusi o scarsamente ventilati.
Nel presente approfondimento verranno analizzati:
- i limiti normativi introdotti dalla Direttiva UE 2019/130 e dalla Direttiva UE 2019/983 e il loro recepimento in Italia;
- come si valuta l’esposizione ai gas di scarico dei motori diesel;
- i sistemi di monitoraggio e le tecniche di campionamento richiesti;
- il metodo analitico NIOSH 5040 per la determinazione del Carbonio Elementare (EC);
- le implicazioni pratiche per i datori di lavoro.
Che cos’è la Direttiva UE 2019/130?
La Direttiva (UE) 2019/130 del Parlamento Europeo e del Consiglio è entrata in vigore il 20 febbraio 2019 e rappresenta uno dei principali aggiornamenti della normativa europea dedicata alla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti dall’esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni durante l’attività lavorativa. Il provvedimento modifica la Direttiva 2004/37/CE introducendo nuovi valori limite di esposizione professionale per diverse sostanze pericolose e ampliando il livello di tutela per i lavoratori esposti.
Settori interessati
La norma si applica a tutti i settori in cui queste emissioni possono essere presenti in modo significativo, in particolare:
- attività industriali;
- cantieri edili;
- movimentazione e logistica delle merci;
- attività portuali;
- miniere e gallerie.
Il recepimento in Italia
In Italia la direttiva è stata recepita mediante il Decreto Interministeriale 11 febbraio 2021 “Modifiche agli allegati XLII e XLIII al Decreto Legislativo 81/2008. Attuazione della Direttiva (UE) 2019/130 e della Direttiva (UE) 2019/983”. Il provvedimento ha aggiornato gli allegati del Testo Unico sulla Sicurezza introducendo formalmente le emissioni dei motori diesel tra gli agenti cancerogeni soggetti a monitoraggio.
Per quanto riguarda i limiti di esposizione professionale, il decreto stabilisce un Valore Limite di Esposizione Professionale (VLEP) espresso come concentrazione di Carbonio Elementare (EC) pari a 0,05 mg/m³. Tale valore limite si applica a decorrere dal 21 febbraio 2023. Per le attività minerarie sotterranee e per la costruzione di gallerie è stato invece previsto un periodo transitorio più lungo, con applicazione del limite a partire dal 21 febbraio 2026, considerata la maggiore complessità tecnica degli interventi necessari per l’adeguamento degli ambienti di lavoro.
| Ambito di applicazione | VLEP Carbonio Elementare (EC) | Decorrenza |
|---|---|---|
| Tutti i settori | 0,05 mg/m³ (media ponderata su 8 ore) | 21 febbraio 2023 |
| Attività minerarie sotterranee e costruzione di gallerie | 0,05 mg/m³ (media ponderata su 8 ore) | 21 febbraio 2026 |
Valutazione dell’esposizione ai gas di scarico dei motori diesel
La valutazione dell’esposizione professionale alle emissioni diesel costituisce oggi un elemento fondamentale delle attività di prevenzione previste dalla normativa europea. I gas di scarico prodotti dalla combustione del gasolio sono infatti costituiti da una miscela complessa di sostanze gassose e particolato fine che può determinare effetti significativi sulla salute umana.
Gli inquinanti più regolamentati:
- Ossidi di azoto (NOx): composti principalmente da monossido e biossido di azoto, contribuiscono a fenomeni irritativi e respiratori.
- Particolato atmosferico (PM): particelle solide e liquide di dimensioni molto ridotte, associate a effetti cronici sull’apparato respiratorio e cardiovascolare e a un aumento del rischio cancerogeno.
Le normative europee sulle emissioni dei veicoli, come gli standard Euro 6, hanno progressivamente ridotto le emissioni allo scarico dei nuovi motori diesel attraverso limiti sempre più stringenti per NOx e particolato. Tuttavia, tali regolamentazioni riguardano principalmente l’omologazione dei veicoli e non la valutazione dell’esposizione professionale nei luoghi di lavoro. La Direttiva UE 2019/130 introduce invece un approccio specifico orientato alla tutela dei lavoratori, stabilendo valori limite di esposizione professionale e obblighi di monitoraggio ambientale.
Il Carbonio Elementare come marker di riferimento
Per la valutazione dell’esposizione professionale, il marker di riferimento individuato dal legislatore europeo è il Carbonio Elementare (EC), componente stabile del particolato diesel che rappresenta un indicatore affidabile della presenza di emissioni da motori diesel negli ambienti di lavoro.
Il VLEP stabilito dalla normativa è pari a 0,05 mg/m³ di Carbonio Elementare, misurato come media ponderata sulle otto ore lavorative. Tale valore rappresenta il riferimento per la valutazione della conformità e per l’adozione delle misure di prevenzione e protezione.
Sistemi di monitoraggio richiesti
Il rispetto dei limiti previsti dalla Direttiva UE 2019/130 richiede l’implementazione di adeguati sistemi di monitoraggio ambientale nei luoghi di lavoro. Il processo di valutazione deve essere progettato in modo da fornire dati rappresentativi dell’effettiva esposizione dei lavoratori durante le normali attività operative.
Il campionamento viene generalmente effettuato mediante dispositivi personali o stazioni fisse in grado di raccogliere il particolato aerodisperso presente nell’ambiente di lavoro. Le modalità di esecuzione devono essere conformi alle principali norme tecniche di riferimento. L’applicazione di tali standard consente di ottenere risultati affidabili e confrontabili, indispensabili per la corretta valutazione del rischio e per la predisposizione delle misure di prevenzione richieste dalla normativa.
Le criticità nel campionamento del Carbonio Elementare
Il campionamento dell’EC presenta alcune criticità tecniche che possono influenzare la rappresentatività del campione e richiedono una progettazione accurata della strategia di monitoraggio:
- la presenza di altre sorgenti di particolato carbonioso;
- le interferenze ambientali;
- le condizioni operative variabili.
Il delicato tema è stato affrontato da PM_TEN nell’ambito del progetto CALIPSO. Per questo motivo è fondamentale affidarsi a laboratori specializzati e a metodologie analitiche validate.
PM_TEN offre specifici servizi di monitoraggio e analisi ambientale dedicati alla valutazione dell’esposizione alle emissioni diesel, inclusa la determinazione del Carbonio Elementare (EC). Maggiori informazioni sono disponibili nella sezione dedicata ai servizi di monitoraggio ambientale.
Metodo NIOSH 5040
Per la determinazione del Carbonio Elementare e del Carbonio Organico nelle emissioni diesel, il metodo analitico più diffuso e riconosciuto a livello internazionale è il Metodo NIOSH 5040. La procedura prevede il campionamento del particolato aerodisperso mediante filtri in quarzo e la successiva analisi in laboratorio attraverso una tecnica termo-ottica che consente di distinguere e quantificare le frazioni di Carbonio Organico (OC) e Carbonio Elementare (EC).
I vantaggi operativi del metodo
- Elevata selettività verso le emissioni diesel, con riduzione delle interferenze dovute ad altre sorgenti di particolato presenti nell’ambiente di lavoro.
- Risultati accurati e riproducibili anche in contesti caratterizzati da basse concentrazioni di contaminante.
- Elevata sensibilità analitica, con limiti di quantificazione che, in opportune condizioni di campionamento, risultano compatibili con i valori limite introdotti dalla Direttiva UE 2019/130.
Implicazioni della Direttiva UE 2019/130
’introduzione della Direttiva UE 2019/130 e del relativo recepimento nazionale rappresenta un importante passo avanti nella tutela della salute dei lavoratori esposti alle emissioni dei motori diesel. Le aziende sono chiamate a rafforzare i processi di valutazione del rischio, adottare sistemi di monitoraggio conformi alle norme tecniche e implementare misure efficaci di prevenzione e controllo.
Per i datori di lavoro ciò significa garantire il rispetto dei valori limite di esposizione professionale, documentare adeguatamente le attività di monitoraggio e aggiornare periodicamente la valutazione dei rischi. Parallelamente, le autorità di controllo dispongono oggi di riferimenti normativi più chiari e di criteri uniformi per verificare la conformità delle aziende.
L’applicazione della Direttiva UE 2019/130 e della Direttiva UE 2019/983 richiede quindi un approccio integrato che comprenda il rispetto dei limiti emissioni diesel UE, l’adozione di programmi di monitoraggio emissioni veicoli diesel e l’utilizzo di metodologie analitiche affidabili per la determinazione del Carbonio Elementare.



